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22 giugno, 2015

La recensione di True Detective, stagione 2 episodio 1 (2x01)

A me la prima stagione di True Detective non era parsa questa gran roba. Non male eh, ma neanche il miracolo a cui tutti gridavano.

Nella seconda cambiano cast e location: non più McConaughey e Harrelson impegnati a biascicare con accento meridionale nel paludoso sud degli Stati Uniti. Non più la Daddario che si toglie la maglietta e causa una distorsione spaziotemporale.
Momenti di gloria
I nuovi protagonisti sono volti noti del cinema. Vediamoli insieme:
Ci mette impegno, 'sto beone
C'è Colin Farrell che interpreta un poliziotto violento con problemi di alcool e terrificanti scatti d'ira e ha un difficile rapporto col figlio probabilmente nato da una violenza sessuale subita dalla ex moglie. Insomma, un ruolo che puzza di già visto-già sentito lontano un miglio, ma io ho fede in Colin. Perché quando le cose si facevano serie lui c'era e se la cavava con dignità. Non importa che sia un cane d'attore, non importa che quando muove le sopracciglia sprigiona involontari scoppi di risate in chi lo guarda, non importa che sia il più scarso del gruppo. Gli si vuole bene a prescindere, a questo cazzone irlandese con gli occhi da pazzo.
Il Nostro nel ruolo che ogni attore avrebbe desiderato
C'è poi Vince Vaughn. Che interpreta il ruolo dell'ex-criminale di strada oramai diventato un ricco e losco imprenditore.
Ma sì, proprio lui! Vince Vaughn. Quello dei film comici con Ben Stiller. Quello che giocava a palla avvelenata in uno dei film più belli della storia del cinema.

So cosa state pensando: ma che cazzo c'azzecca?
Siete delle brutte persone. Ma l'avete mai visto in Into the wild? In Swingers? Persino in Psycho se l'è cavata. Fidatevi di me, che Vince lo conosco. E' un bravo ragazzo, ha del talento. Solo che guadagna palate di soldi per i film di ridere, che gli volete fare? Saran cazzi suoi se preferisce farsi due risate e comprarsi un'altra Ferrari piuttosto che interpretare brutta gente con brutti problemi in brutti film drammatici.
Quindi state tranquilli: se la cava egregiamente. Staremo a vedere nelle prossime puntate, ma questo ruolo potrebbe persino cambiargli la carriera.


Taylor chi?
Taylor Kitsch. Interpreta un poliziotto con il cazzo che non tira. Giuro! Per ora il mistero della serie più grande da risolvere è: perché non gli tira, a 'sto poraccio? Lo vediamo costretto a prendere una pasticca di Viagra per far felice la morosa, interpretata da una sconosciuta Adria Arjona e questo nome segnatevelo che la rivedremo.
Saranno famosi
Ma torniamo a noi: chi è Taylor Kitsch? Ah, non lo so. Mi pare di averlo già visto in qualche film, ma che sia dannato se mi ricordo un titolo che sia uno. Però il ragazzo non sembra male e ha la faccia giusta.
Rachel sul set di Mean Girls, subito prima che Lindsay Lohan finisse in overdose
Rachel McAdams. Che è bella e brava, e io la amo da tipo sempre, quindi mettete giù le mani. La conobbi al suo debutto sul grande schermo, quando era l'oggetto amoroso di Tanino nel meraviglioso My name is Tanino di Paolo Virzì.

Un film talmente bello che per farvi capire cosa vi state perdendo vi riporto l'ultima frase usata su Wikipedia per descrivere la trama di 'sto capolavoro: "Tanino ha percorso un viaggio lontanto, ma anche vicino, dentro di sé alla ricerca della propria identità e del proprio futuro". E' o non è bellissimo? Scherzo, il film è una mezza cagata tutta italiana ma ogni volta che lo becco in tele mi guardo qualche pezzetto solo per gustarmi una giovanissima Rachel che favella nella lingua di Dante e lasciarmi andare a romantici sogni che non posso scrivere.

Che bella 'sta donna. E che brava! Dovreste vedere quanto è brava. Una vera attrice. C'è un momento in questa prima puntata in cui recita solo di muscoli facciali e per mezzo minuto non dice una parola ma ti basta un'occhiata e le vedi passare sul viso tutta una gamma di emozioni che non ce n'è per nessuno. Io la promuovo a pieni voti e il suo personaggio è già il mio preferito. E siccome so che siete dei maiali vi informo pure che in una scena la vediamo in mutandine per qualche secondo. Che donna.

Passiamo alla regia. Il capo della baracca è Justin Lin, uno che ha preso la saga di Fast & Furious e l'ha disintossicata da tutte quelle cagate sul protossido d'azoto e dopo una bella cura l'ha rimessa a lucido et voilà, ha tirato fuori una sfilza di film d'azione che, piaccia o no, stanno regnando sovrani nel mondo dei film d'azione da quasi dieci anni.

Non il primo pirla che passava di là, insomma. Nonostante questo non è che si noti molto la sua mano. Mi verrebbe da scrivere qualcosa del tipo "non c'è un singolo fotogramma dal quale traspaia la vena autoriale del regista" ma una frase del genere la direbbe solo uno di quei balordi che studiano cinema invece di guardarlo. In sostanza, diciamo che questa prima puntata avrebbe potuto dirigerla l'ultimo degli aspiranti Spielberg di questo mondo e non avrei notato alcuna differenza. Non che la cosa mi sorprenda: il Justin sarà pure bravo, ma questa è una serie tv, mica un film. Non ce ne frega un cazzo dei virtuosismi di macchina, l'importante è che alla fine della puntata io bestemmi perché voglio sapere cosa succederà nella prossima.

E veniamo alla storia. E' scritta da Nic Pizzolatto, lo stesso tizio della prima stagione. E infatti la sostanza non cambia: in questo primo episodio ci vengono presentati i personaggi e i loro problemi. Basta così, non succede altro.

La storia vera e propria parte solo a cinque minuti dalla fine, quando i nostri eroi si trovano nello stesso posto nello stesso momento per un interesse comune.
C'abbiamo un botto di problemi zio
Ma sapete che c'è? Va bene così. Perché sto guardando True Detective, e quindi mi aspetto che la storia si prenda i suoi tempi. Mi aspetto che si concentri tutto sui personaggi, e non vedo l'ora di scoprire cosa nasconde ognuno di loro.

Fanculo la storia, fanculo il caso da risolvere. Vi ricordate la prima stagione? Alla fine il colpevole era il giardiniere mezzo scemo, e tutto si risolveva nell'ultima puntata. E nelle prime quattro puntate non succedeva assolutamente un cazzo. E stiamo parlando di una serie di soli 8 episodi. Quello che voglio dire è che se avete intenzione di guardare True Detective aspettandovi colpi di scena a raffica e macchiavelliche svolte narrative, avete sbagliato qualcosa.

Questa serie si conferma per quello che è: uno sguardo profondo e accurato su degli esseri umani tormentati e dannatamente cool. Non ci frega di scoprire chi è il colpevole, per quello c'è Jessica Fletcher. Noi vogliamo sapere cosa combinerà la poliziotta disillusa con problemi famigliari se viene messa sotto pressione. Stiamo guardando E.R. ma al posto dei medici affascinanti ci sono sbirri e delinquenti con il vizio di bere e la scopata facile. E guardare questi casi umani è una delizia per occhi e mente di ogni appassionato di telefilm degno di questo nome.

Ah, la sigla è orrenda rispetto a quella dell'anno scorso. 

Rachel McAdams, ti amo. Ci vediamo la settimana prossima, con il secondo episodio.


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