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06 luglio, 2015

True Detective stagione 2, episodio 3 (2x03) Recensione

Ecco cosa succede quando ti sparano: finisci nella brutta copia di un brutto film di Lynch con un tizio che impersona Conway Twitty.


- Che succede papà?
- Sto per rivelarti il finale della serie in una sequenza onirica, fa' attenzione! 

Inoltre parli con tuo padre dei problemi che hai con tuo padre. Perché come ho già detto il filo portante di questa nuova stagione di True Detective non è scoprire chi è l'assassino, quanto piuttosto rimuginare sui propri problemi famigliari.

Scopriamo che il detective Velcoro (Colin Farrell) non è morto: gli hanno sparato dei proiettili di gomma. Ops, forse dovevo scrivere SPOILER MA DAVVERO CREDEVI SAREBBE MORTO? FINE SPOILER. Va beh, troppo tardi.

Chi ha sparato a Colin? Dev'essere stato il tizio di V per Vendetta, che a un certo punto dell'episodio si lancia in una pazza pazza fuga inseguito da una Rachel McAdams cazzuta e stranamente determinata a non sparargli alle gambe nonostante si trovi a una decina di metri dietro di lui.

Ma in fondo la capisco. Catturare il possibile serial killer alla terza puntata sarebbe stato un male per gli indici d'ascolto.

Alla prossima, Mr. V per Vendetta.


Il killer si lancia in una folle fuga al buio, lasciandoci con un palmo di naso.
Cosa nasconde quella maschera?

Taylor Kitsch è sempre gay e sempre represso, e leggendo altre recensioni in giro per l'Internet mi accorgo con stupore che molti non se ne erano già accorti. Dai ragazzi, gli indizi erano evidenti fin dalla prima puntata: non c'aveva voglia di fare all'amore con Adria Arjona. Collegate i puntini!


Brokeback Detective

Un altro che ha problemi a letto è Frank Semyon (Vince Vaughn), ma per motivi ben diversi: Frank è molto simile a quel famoso immigrato cubano con un brutto carattere ma con tanta voglia di fare. La conoscete la storia?
Col tempo quel cubano, da pezzente qual era, ha ottenuto i miliardi i leccaculo e le camicie griffate. Peccato che una vita da scarafaggio viziato non si addica a Tony Montana, tanto è vero che alla fine sbrocca male e ammazza tutti.

Frank Semyon è così: un uomo sull'orlo di una crisi di nervi. Magari all'esterno indossa cravatte costose ma il suo cuore è avvolto in un giubbotto di pelle, probabilmente macchiato di birra. Frank Semyon è un uomo che quando si trova alle strette fa quello che farebbe ogni ricco imprenditore corrotto: partecipa a un incontro di Fight Club contro un grasso pappone e dopo averlo suonato come un tamburo prende una pinza e gli cava quella merda dorata che i rapper si mettono al posto dei denti.

Che magari potrebbe essere una scena di forte impatto ma io nel 2004 guardavo Old Boy, grazie lo stesso.


Regola numero uno del Fight Club: mai parlare del Fight Club

Ancora non si sa chi ha ucciso Caspere, e ammettiamolo: frega a qualcuno?

L'indagine dei nostri detective prosegue lenta e poco convinta, tra scene ambientate su un set farlocco di Mad Max e dipartimenti di polizia diversi che si fanno la guerra a vicenda.

Ma, davvero: a chi frega qualcosa?
Le uniche cose che vogliamo sapere ora sono: quali turpi scene di sesso malato sono immortalate sulla telecamera rubata subito dopo l'aggressione a Velcoro?
E quando si decideranno a svelare qualcosa di più sul passato di quella talentuosa dea di Rachel McAdams? Che quando la inquadrano si mangia la scena ogni singola volta e io ve lo dico, maschietti: vi state facendo fare un culo così da una femminuccia. Eccetto tu, Vaughn, che ti difendi bene.

Ma il poliziotto gay represso e quello con i problemi di alcool non convincono proprio.

Team Rachel

Comunque è una buona puntata, tutto sommato. Violenza e tensione vengono come al solito tenute imbrigliate appena sotto la superficie ed esplodono raramente e con giudiziosa parsimonia. 
Vale la pena guardare questo terzo episodio solo per la scazzottata a cui accennavo qui sopra: non sarà un massacro alla Spartacus VS Crisso, ma dopo due puntate di silenzi pensierosi e dialoghi passivo/aggressivi è un piacevole shock vedere che questi personaggi sanno far altro a parte frignare sulle proprie sfighe.




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